Idiocrazia in America
25 novembre 2008
Vi sono due Americhe. La prima America, ora in minoranza, è istruita; è in grado di sopravvivere in un mondo complesso ed ha gli strumenti intellettuali per separare la realtà dalla finzione. La seconda America, la maggioranza, vive in un mondo disconnesso dalla realtà. Quest’America riceve informazioni e notizie sotto forma di immagini sapientemente manipolate, scollegate dalla cultura della riflessione e della carta stampata.
Quest’America non è in grado di separare tra realtà e finzione. Il suo nutrimento intellettuale è costituito da narrative e cliché puerili. Viene gettata nello scompiglio da ambiguità, sfumature ed analisi. È questa divisione, più che distinzioni di razza, sesso o classe sociale, più che distinzioni tra mondo rurale e mondo urbano, tra credenti e non credenti, tra democratici e repubblicani, è questa divisione che ha separato l’America in due entità radicalmente distinte, non comunicanti e antagonistiche.
Vi sono oltre 42 milioni di adulti americani, il 20 per cento dei quali con la licenza superiore, che non sanno leggere. Vi sono altri 50 milioni di adulti che sono solo in grado di leggere al livello da quinta elementare. Su una popolazione di 300 milioni di persone, circa un terzo sono dunque analfabeti o quasi. Ed il loro numero cresce di circa 2 milioni l’anno. Ma pure coloro che sono presumibilmente istruiti si ritirano in massa in questo mondo di immagini. Un terzo dei diplomati ed il 42 per cento dei laureati non legge nemmeno un libro una volta finita la scuola. L’80 per cento delle famiglie americane l’anno scorso non ha comprato un libro.
Queste persone votano raramente. Quando votano, lo fanno senza la capacità di prendere decisioni basate su fatti ed informazioni reali. Le campagne politiche americane hanno imparato a parlare nella confortevole epistemologia delle immagini, evitano idee e politiche reali a favore di slogan a buon mercato e narrative personali rassicuranti.
La propaganda politica si maschera ora da ideologia. Le campagne politiche sono diventate un’“esperienza”. Non richiedono abilità cognitive o critiche; sono studiate per stimolare sensazioni pseudo-religiose di euforia, forza e salvezza collettiva.
Le campagne politiche di successo sono strumenti psicologici attentamente fabbricati allo scopo di manipolare l’incostante umore delle masse, le loro emozioni, i loro impulsi — spesso a livello subliminale. Queste campagne creano un’estasi pubblica che annulla l’individuo ed alimenta uno stato di eterea vaghezza. Gettano il pubblico in un eterno presente. Servono una nazione che vive in uno stato permanente di amnesia.
Sono stile e storielle, non contenuti e storia, ad informare il pubblico, che preferisce comunque felici illusioni, e che vota ciecamente in base a slogan, sorrisi, apparente sincerità e fascino dei candidati. Le masse confondono emozioni con conoscenza.
Dopo le elezioni, con presidente che succede a presidente, quest’America ignorante rimane impotente, preda senza speranza di un sistema educativo da barzelletta, incapace di capire le clausole di un mutuo o di una polizza assicurativa, persino incapace di capire la differenza tra una carta bancomat ed una carta di credito, la quale viene accettata in modo acritico unicamente in base allo slogan pubblicitario della banca offerente. Slogan ed immagini.
In quest’America ignorante, l’etica giudeo-cristiana si sta rapidamente disintegrando sotto i colpi dell’età dell’anti-etica che ha già eroso il tessuto morale europeo nel XX secolo. I politici di quest’America non hanno più bisogno di essere competenti, sinceri, od onesti. È sufficiente che sembrino avere queste qualità. Quello che devono avere, invece, è una storiella da raccontare. Non conta che sia vera. Quello che conta è che abbia un forte impatto emotivo. In quest’America che cerca gratificazione nell’intrattenimento alla Hollywood, l’onestà è un contorno non gradito. Il pubblico chiede di essere intrattenuto ed imboccato di cliché, stereotipi, e narrative mitiche che rinforzano il sogno collettivo di essere la nazione più potente della Terra, dotata di superiorità morale e spirituale in quanto nazione benedetta da Dio. God Bless America, recitano gli adesivi sui parafanghi delle automobili americane. Aborti, guerre non provocate, corruzione, scandali finanziari. God Bless America?
In un’America a dieta costante di semplificazioni e menzogne puerili, i politici ed il loro megafono, i mass-media, ripetono parole e frasi come «yes, we can», «change», «hope», «maverick», e «war on terror» allo scopo di dare loro un’aura di verità incostestabile. Non perdere tempo a pensare. Tutto ciò che devi fare come americano è visualizzare quello che vuoi, fare appello alle tue risorse interiori — siano esse garantite da Dio o dalla tua nazionalità americana — e fare in modo che il mondo si conformi ai tuoi desideri. La realtà non è mai un impedimento al progresso nazionale.
In questo mondo di illetterati, siccome le idee sono inaccessibili, quello che la gente richiede sono stimoli costanti. E così i telegiornali, i dibattiti politici, programmi televisivi e libri sono giudicati non in base alle loro idee ma in base alla loro abilità di intrattenerci. Amleto viene apprezzato dalle masse solo se viene spettacolarizzato alla «Il Re Leone». «La cultura», ammonì Hannah Arendt, «viene progressivamente distrutta per darci intrattenimento».
Quanti autori e pensatori del passato potranno sopravvivere l’oblìo in un’età che esige la spettacolarizzazione delle loro idee come prerequisito per la loro assimilazione?
Fonte
Chris Hedges, America the Illiterate.
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